di Massimo Di Via

Spesso, nell’approccio di un novizio alle arti marziali, vengo interrogato sulla differenza tra il Wing Chun e altre discipline più note, come la Kick Boxing e, fortunatamente meno spesso, mi viene richiesto di esprimermi su quale delle due riterrei migliore.
Nonostante la complessità dell’argomento sia ampiamente dibattuta, vi è ancora una certa confusione in merito, quindi merita un approfondimento. La comparazione delle discipline richiede, anche questa, un approfondimento, ma di tipo differente, rispondendo all‘interrogativo “Migliore per quale fine?”. Su questo torneremo in seguito.
Tra le arti marziali e gli sport da combattimento vi sono differenze evidenti, specialmente tra le suddette discipline, ma è dalle similitudini che scaturisce la confusione, quindi cercherò, con i miei mezzi, di chiarire qualche concetto.
In entrambi i casi vi è lo studio del confronto, fisico e violento, tra persone. Si imparano delle tecniche di attacco, la guardia, la posizione e come muoversi. Fin qui tutto uguale, tuttavia, anche in questo caso, bisogna analizzare il fine. Lo studio degli sport da combattimento si focalizza sul preparare l’atleta ad affrontare un solo altro atleta della stessa disciplina, in uno spazio delimitato e piano, per un tempo predefinito. Questo perché, per praticare in sicurezza questo tipo di passioni, esiste un sistema di regole ferree, a cui ogni atleta dovrà attenersi. Lo studio delle arti marziali, invece, insegna all’artista ad applicare un sistema di regole o principi a situazioni disparate, coltivando la reazione a stimoli ben definiti.

Questa differenza di scopi permea l’apprendimento delle discipline stesse, per cui un atleta disporrà di meno tecniche, ma avrà una impostazione di combattimento atta a conquistare più punti possibili, magari sperando anche in un K.O., mentre l’artista avrà a disposizione un ventaglio di tecniche più vasto, sarà abituato a colpire il meno possibile, ma più accuratamente, cercando punti deboli indifesi.
Ma come possono essere allenati concetti simili? Se io e un mio SiHing (fratello marziale) decidessimo di confrontarci utilizzando l’arte che conosciamo al meglio delle nostre possibilità, probabilmente finiremmo in ospedale, per cui dovremmo necessariamente delimitare dei confini, fissare delle regole e decidere per quanto allenarci. A questo punto staremmo praticando uno sport da combattimento? Il fine del nostro allenamento è quello di migliorare le tecniche, aumentare la nostra reattività, testare le nostre reazioni. Cerchiamo di comprendere meglio il sistema di regole che utilizziamo e ne riscontriamo gli esiti in diverse situazioni. Praticamente facciamo esperienza di combattimento, esperienza che gli atleti fanno fin dai primi approcci alla disciplina.

Dovendo padroneggiare un numero inferiore di tecniche, e disponendo di sistemi di confronto per tutti i gusti (semi-contact, light-contact ecc..), l’atleta potrà presto cimentarsi in gare e accumulare esperienza di combattimento più velocemente di un artista, che dovrà possedere una padronanza di più tecniche e una conoscenza più intima della sua disciplina, per cimentarsi nel suo corretto utilizzo.
A questo punto potremmo rispondere al precedente interrogativo: “Migliore per quale fine?”.
L’approccio al mondo marziale viene spesso spinto dal desiderio di ottenere una maggiore sicurezza nel malaugurato caso di un’aggressione. Sfociamo dunque nel concetto di Difesa Personale, un mistico calderone in cui tutto fa brodo. Quando costretti alla difesa, artista o atleta non hanno diritto a regole, a uno spazio delimitato o a un tempo prestabilito, l’unico obbiettivo è uscirne con il minor danno possibile. L’atleta e l’artista, nella medesima situazione, avranno vantaggi e svantaggi diversi, il primo avrà, probabilmente, già affrontato la simulazione di uno scontro, ma la sua visione d’insieme sarà limitata dal sistema di regole a cui è abituato, il secondo magari avrà più frecce al suo arco, avendo allenato reazioni a situazioni più disparate, ma potrebbe peccare di mancanza di pratica, non avendo potuto allenare le tecniche al pieno della loro efficacia.


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